Miraggio e carteggio

Nel 1954 esce in Italia Geografia della fame, uno dei libri più conosciuti del sociologo brasiliano Josué De Castro, il quale voleva farne un film e per carteggio_dec_ross_zavquesto interpellò Cesare Zavattini. A un certo punto, mentre si va impostando il lavoro, si fa vivo Roberto Rossellini: anche lui vorrebbe girare una pellicola traendo spunto da quel libro.
Le lettere, le telefonate, i telegrammi che si scambiano i tre nel corso degli anni è un vero e proprio romanzo sulla realizzazione di un film: dalla scelta del genere (un documentario? una storia? un film a episodi?) al reperimento dei fondi, alla stesura della sceneggiatura, all’allestimento di una troupe.
Il film non verrà mai realizzato, ma di quel carteggio Maria Carla Cassarini ha realizzato per Edizioni Erasmo un bellissimo libro cui ho avuto la fortuna di collaborare.

Chet

bargajazz

Dalla metà del 1960 al dicembre 1961 nel carcere di Lucca fu recluso Chet Baker. La polizia lo sorprese nella toilette di un distributore di benzina, all’incrocio tra viale Europa e viale San Concordio, in possesso di una dose di eroina.
Durante il periodo di detenzione in San Giorgio, gli venne concesso di suonare la tromba per alcuni minuti, un solo giorno alla settimana. Molte persone allora ogni volta si radunavano sulle mura, in corrispondenza della cella, per udire quelle esecuzioni.

Mi pare che questa faccenda sia una bella metafora della capacità dell’arte di superare insesorabilmente e puntualmente le barriere e i muri imposti dall’uomo.
Questa foto l’ho scattata a Barga, nel corso di BargaJazz.

Angelica e le comete

Mercoledì 28 giugno 201719399809_10213644443374943_6070635789854800925_n alle 19,00 presso la Biblioteca Labronica di Livorno, in Villa Fabbricotti, coordino l’incontro che Fabio Stassi terrà con il gruppo di lettura della biblioteca per presentare il suo ultimo romanzo Angelica e le comete.
Si tratta di un libro poetico, animato dalla nostalgia per ciò che è irrimediabilmente perduto, eppure sopravvive.
Caldamente consigliato a chi ama La strada di Fellini, perché ritroverà personaggi e motivi.

Borg’ammozzano

borgoSabato pomeriggio scorso al circolo l’Unione di Borgo a Mozzano si è parlato del mio romanzo. Mi ha fatto particolarmente piacere, perché il libro si avvicina un poco ad uno dei suoi luoghi principali, la Garfagnana, dove non è mai stato, nonostante la provenienza del protagonista; poi perché a Borgo a Mozzano ho trascorso un anno molto bello e perché ha coordinato l’incontro Alessandro Canal.

Senza voce né sorriso

16992350_1402908823066169_3563548003765983441_o“Mi è stato chiesto perché mantengo nei miei film un’espressione particolarmente seria. La spiegazione è molto semplice. Fin dal mio esordio nel varietà ho potuto sperimentare che in un numero comico si riesce a far ridere il  pubblico tanto più quanto si resta indifferenti e poi quasi stupiti dall’ilarità del pubblico. In ultima analisi il film, per l’attore, è un’occasione per ‘fare l’idiota’: più sarà serio in questo e più risulterà divertente”.

Questa frase racchiude molti degli elementi della poetica di Buster Keaton. Ne parlerò venerdì prossimo, 3 marzo, nell’Aula Magna dell’Istituto Vespucci di Livorno, per un incontro dal titolo: “Senza voce né sorriso. Buster Keaton: titoli di coda”, all’interno del Corso di Cinema “…E poi anche le ombre si misero a parlare”, dedicato al passaggio epocale dal muto al sonoro.

Duemilacinquecento

ghiaino

Michele Cecchini

DUEMILACINQUECENTO

3000. No vabbé. Non esageriamo. Facciamo 2500.
Tempo fa insieme a un mio amico abbiamo fatto il calcolo di quanti libri grosso modo si ha tempo di leggere nell’arco di una vita.
Abbiamo cercato di starci larghi: se si inizia a 15 anni e si legge fino agli 80, con una media di un libro per settimana, cioé 4 al mese cioé 48 all’anno, si arriva grosso modo a 3000. Per l’esatezza, 3120. Ora, tenendo conto che una media del genere è appunto fin troppo ottimistica, ci siamo assestati sulla più ragionevole cifra di 2500 e forse saremmo dovuti scendere ancora.
Insomma, nel corso della propria vita un lettore accanito (e longevo) mette insieme 2500 volumi.A me pare pochissimo. Se poi non ci si limita alla narrativa degli ultimi anni ma si allarga lo spettro ai classici e alla poesia, alla saggistica e alla letteratura straniera e ad altro ancora, 2500 è una cifra davvero irrisoria.
Giorni fa, ripensando a questa cosa, ho traslato la cifra dei libri alle persone. Si può dire di arrivare a conoscere un minimo, per non dire frequentare 2500 persone nella vita? Forse sì.
Se così fosse, significa che possiamo dedicare a ciascuno qualche ora nell’arco di una sola settimana. Come per la lettura di un libro. Questa cosa mi ha fatto pensare.

Etimologica

ghiaino

Michele Cecchini

ETIMOLOGICA

Le parole sono un prodigio. Ogni parola, nessuna esclusa. E sono più quelle da ascoltare che quelle da dire. La parola nomina le cose e così facendo le costituisce, le crea.
Dietro quelle anche apparentemente più sgangherate e goffe, si nasconde un mondo.

Nuvoloni. Così venivano chiamati i francesi nel corso delle prime occupazioni napoleoniche a Livorno. Il termine deriva dalla storpiatura di Nous voulons… Nous voulons… che scandiva la lettura in piazza degli editti con cui i francesi stabilivano le regole esigendone il rispetto. Ovviamente i livornesi  non potevano che manifestare insofferenza verso le imposizioni. A partire proprio da quel ‘Nuvoloni’, espressione che racchiude in sé tutta l’irrisione nei confronti dell’autorità.

Sciabigotto è un termine popolare lucchese, tuttora in uso. Sinonimo di ‘buono a nulla’, ‘incapace’, potrebbe essere di matrice versiliese, poi importato. In questo caso, farebbe riferimento alla rete sciabica utilizzata dal pescatore che, ormai non più in grado di andare per mare aperto, è costretto a rimanere nelel acque basse. Oppure il termine potrebbe derivare dalla commistione di ‘sciapito’ e ‘bigotto’. Un’altra ipotesi ancora chiama in causa gli ufficiali dell’esercito napoleonico, che avrebbero apostrofato i cittadini lucchesi come chiens bigots (ovvero: ‘cani bigotti’), poiché restii ad applicare le norme dell’Editto di Saint Cloud.
Nuvoloni e sciabigotti. Dominatori e dominati. Oltraggiosi e vilipesi. Comunque sia, c’è un luogo ribelle e allergico alle regole che contesta l’autorità. È la funzione creatrice della parola.

Dago non lascia spazio all’insubordinazione. Perché cambia il contesto, fondamentale per le parole. Non è più quello italiano ma americano. Eppure ‘Dagos’ fa riferimento agli italiani o, meglio, è uno dei tanti epiteti insultanti cui gli americani ricorrevano per indicare gli italiani.
Di ‘Dago’ si registrano diverse varianti: ‘Black Dago’, ‘Dago Red’, ‘Chianti Dago’ e così via. Chi ha letto i romanzi di John Fante, si è imbattutoin questo termine. L’etimologia anche per ‘Dago’ è incerta ma qualsiasi ipotesi è illuminante circa il ruolo degli italiani oltreoceano e la loro condizione. Il termine potrebbe derivare da ‘They go’, ad indicare gente che va e viene, che si sposta di continuo. Oppure da ‘Dingo’, il cane selvatico australiano.Altra ipotesi: dall’espressione ‘Until the DAY GOES’, cioé: ‘finché dura il giorno’. Figuriamoci se un datore di lavoro se la sentiva di assumere un italiano in pianta stabile. Meglio prenderlo con un contratto a brevissimo termine: a giornata – ‘finché dura il giorno’, appunto.

A guardia del barile di spuma

15391247_549739595218771_1148127985894248163_o Nei giorni scorsi ho avuto l’onore di presentare insieme a Federico Sardelli il Carteggio Borzacchini – Sardelli (1996-2014) edito da Erasmo. I due erano soliti scambiarsi frequentemente messaggi attraverso i più svariati strumenti. Dopo la scomparsa di Giorgio Marchetti, Federico ha deciso di raccogliere e dare ordine a questo materiale vasto ed 15288567_10211113982836148_1074363527755841946_oeterogeneo, che racconta di un’amicizia intensa e, fortunatamente per noi lettori, feconda. Son cose meravigliose che meriterebbero un libriccino. Perché non lo scriviamo io e te [o Te ed io] a due mani, riportando briciole, raccontini, ricordi e bozzetti di tutta la nostra æpopea? Secondo me si pubblica subito e darebbe gioia a tanti.

Insieme a noi, nella due giorni Lucca – Livorno (11 e 12 dicembre), si sono alternati amici e membri del Sodalizio Muschiato.