Senza voce né sorriso

16992350_1402908823066169_3563548003765983441_o“Mi è stato chiesto perché mantengo nei miei film un’espressione particolarmente seria. La spiegazione è molto semplice. Fin dal mio esordio nel varietà ho potuto sperimentare che in un numero comico si riesce a far ridere il  pubblico tanto più quanto si resta indifferenti e poi quasi stupiti dall’ilarità del pubblico. In ultima analisi il film, per l’attore, è un’occasione per ‘fare l’idiota’: più sarà serio in questo e più risulterà divertente”.

Questa frase racchiude molti degli elementi della poetica di Buster Keaton. Ne parlerò venerdì prossimo, 3 marzo, nell’Aula Magna dell’Istituto Vespucci di Livorno, per un incontro dal titolo: “Senza voce né sorriso. Buster Keaton: titoli di coda”, all’interno del Corso di Cinema “…E poi anche le ombre si misero a parlare”, dedicato al passaggio epocale dal muto al sonoro.