Mattia, Bibliotecario

Nei prossimi giorni, quando avrò un po’ più di tempo, non vedo l’ora di rintanarmi in biblioteca. Non mi dilungo sulla sua utilità sociale e sul serbatoio di memoria e conoscenza che una biblioteca rappresenta, dico solo che per me è il posto migliore per scrivere, studiare e anche cazzeggiare. Magari mi porterò dietro libri che so che non leggerò e appunti per cose che non mi serviranno, ma il fatto è che stare in una biblioteca mi piace tremendamente. L’atmosfera che si respira in una biblioteca è decisamente rassicurante. Innanzitutto perché si è circondati dai libri, e stare in mezzo ai libri (fosse anche solo fisicamente) fa bene. E poi la biblioteca è un luogo appartato, silenzioso, che invita alla concentrazione, anzi la impone. In biblioteca il tempo è sospeso, l’atmosfera ha un che di metafisico: non ci si può “fare un salto”, perché la biblioteca richiede tutto il tempo e impone il suo ritmo inevitabilmente lentissimo, dilatato. Non ci sono distrazioni, il telefono rimane (meglio, dovrebbe rimanere) spento e in biblioteca è bello anche guardarsi intorno: ai tavoli sono seduti ragazzi alle prese con gli ultimi appelli prima dell’estate, qualcuno viene a leggere il giornale, altri hanno di fronte a sé pile di volumi, altri ancora sono chini su enormi raccoglitori dei giornali d’epoca (in genere è la cosa che mi affascina di più). Ci si conosce anche così, in biblioteca: sbirciando quello che il vicino al tavolo sta leggendo e chiedendosi il motivo di quella lettura. In biblioteca si parla sottovoce, cosa che capita sempre più di rado. E sottovoce si rivolgono domande tipo: “Che studi?”, “Ce la fai?”, “Ti è piaciuto?”, “Ti riesce?”, “A cosa stai lavorando?”. E anche queste sono domande che capita di rivolgere sempre più di rado. In biblioteca ognuno come un artigiano affina il mestiere e rende a poco a poco più sensibili i propri strumenti. Ognuno coltiva anche i propri rituali: qualcuno appunta una matita prima di iniziare, altri sciorinano tutto il campionario di evidenziatori, altri ancora tengono gli occhiali nell’astuccio e li estraggono solo al momento opportuno. Capita che sfugga un sorriso complice tra due persone, come quando si condivide la medesima passione. E la biblioteca riesce a calamitare persone di estrazione differente e di differenti generazioni, mettendo tutti allo stesso tavolo. Le energie impiegate e il tempo trascorso in una biblioteca sono sempre ben spesi. Perché è tempo che uno si prende per sé e che dedica alle proprie curiosità, ai propri progetti, al proprio svago. Anche se non si conclude granché, non si va ma via con la sensazione di avere impiegato male il proprio tempo. Sì, al solito andrà a finire che mi rintanerò in biblioteca per almeno un paio di settimane: il che non significa, come pensano molti, chiudersi al mondo, dove vivere una polverosa realtà parallela. No, la biblioteca è un posto sano perché è un luogo di idee che permette anche di stare un po’ da soli con se stessi.

Palo Alto Adult School. Presentation of the book.

IMG_20160325_141317 Sono stato accolto dagli allievi del Corso di Italiano di Livello Avanzato presso la Palo Alto Adult School, su invito della docente, Stefania Filigheddu. Si è parlato di linguaggio, di identità, di mondi apparentemente lontani eppure così vicini che si nascondono dietro le parole.
Un paio d’ore davvero piacevoli, per le quali ringrazio tutti i presenti.

City Lights Bookstore and Publisher

20160319_202057 OPEN DOOR, OPEN MIND, OPEN BOOK, OPEN HEART 

 

 

 

 

20160319_213400 Della City Lights già ho parlato in post precedenti. La visita a questo luogo (casa editrice e libreria) è stata una tappa fondamentale del viaggio San Francisco. Io e le persone della casa editrice presenti abbiamo potuto usufruire di un tour particolare e personalizzato, a cura di Peter Maravelis (Event Director della City Lights)

IMG_20160326_132952

Con Gigliola Cognetta (Edizioni Erasmo), Michele Cecchini, Peter Maravelis (City Lights Events Director) e Douglas Stewart (Connector).

 

Essanay Studios, Niles (CA)

20160321_005958 Gli Studios si trovano a Niles, come estensione di quelli originari a Chicago. Niles dista un’ora e mezzo circa da San Francisco, superata Oakland, ai piedi del Niles Canyon, set di molti film western. La presenza della ferrovia era essenziale, per trasportare i materiali. Poi, con l’avvento del sonoro, il rumore del treno fu una delle cause per cui gli Studios vennero definitivamente trasferiti a Los Angeles.

20160321_001904 Attorno al 1915, in questi Studios Charlie Chaplin girò alcuni suoi film, tra cui “The tramp”. Qui incontrò Edna Purviance.

 

 

 

 

20160321_000706 “Calzò delle scarpacce enormi.
Parevano quelle che portava da ragazzo ai Maggi, tutte consumate,
moresca dopo moresca. Solo che queste qui gli dissero di indossarle
a rovescio: il piede destro nella sinistra, il piede sinistro nella destra,
e di tenerle slacciate”.

 

IMG_20160323_155246

 

Italian Cultural Institute – San Francisco

IMG_20160323_171733 Italian Cultural Institute – San Francisco
IMG_20160323_172125 601 Van Ness Avenue – Opera Plaza

20160322_005718 Tuesday, March 22 – 6,30pm   IMG-20160323-WA0007

 

Michele Cecchini – Per il bene che ti voglio

Book Presentation

A novel of immigration from Lucca to California

IMG-20160323-WA0006

With the support of the Lucchesi nel Mondo Association

Refreshments kindly provided by Piccino Restaurant

IMG-20160323-WA0016