Michele Cecchini (Pagina 2 di 13)

Lettura Palestra di Libertà

Università Cattolica del Sacro Cuore
Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca

Winter School “Lettura palestra di libertà” 2022
Quattro incontri dedicati ad ascoltare, raccontare, riflettere per sostenere l’attività formativa della scuola secondaria

Una iniziativa gratuita, proposta on line e dedicata a una scuola che studia, legge, discute. Quest’anno il tema è la lettura: perché promuoverla? È davvero importante per la formazione di persone libere e consapevoli di sé e del mondo? Come si trasforma oggi? Come si può promuoverla? La lettura è su carta o anche sul digitale? I suoi antagonisti sono i social e le serie TV? Si fa insieme o da soli? Ma, soprattutto, a cosa serve leggere?

Programma

Mercoledì 12 gennaio 2022 h. 19.00
Incontro con MASSIMO RECALCATI che presenterà il suo saggio 
A libro aperto. Una vita è i suoi libri, ed. Feltrinelli

Martedì 25 gennaio 2022 h.15.30 – 17.30
15.30 MICHELE CECCHINI, scrittore e insegnante. “La lettura dei ragazzi nell’esperienza di chi scrive”.
16.15 Testimonianza di EMILIA RAMUNDO CRIPPA, docente, sui gruppi di lettura nelle scuole secondarie superiori
16.45 Intervento di MARIA VITTORIA ALFIERI: “Leggo perché mi piace. Il social reading come strumento per una didattica contemporanea e integrata”.

Giovedì 3 febbraio 2022 h. 15.30 – 17.30
15.30 LUIGI CAMPAGNER, psicoanalista e scrittore,:“Vietato leggere! O la forza del paradosso”.
16.15 DANIELE GOMARASCA sulla promozione della lettura nelle scuole secondarie inferiori
16.45 Laboratorio di MLOL Scuola, con GIULIO BLASI e PAOLA PALA

Mercoledì 9 febbraio 2022 h. 15.30 – 17.30
15.30 PATRIZIA LUPERI di AIB Scuola. Il ruolo di promozione della lettura svolto dalla biblioteca scolastica
16.15 GUTEN GUYS, gruppo di lettura e scrittura autogestito di una scuola secondaria superiore di Chiari (BS)
16.45 Intervento di ANGELO PIERO CAPPELLO, Direttore del CEPELL (Centro per il Libro e la Lettura)

IL CORSO È GRATUITO SU “IL CANALE DEI LIBRI” YouTube

Rewriters

Sul numero di gennaio della rivista REWRITERS dedicato alla scuola (“W la Squola!”, a cura di Domitilla Pirro) c’è anche un mio racconto? bozzetto? boh? dal titolo: La mia maestra senza il polso.

Duemilaventuno

Al termine dell’anno è consuetudine stilare classifiche e resoconti dei libri letti.

Enrico Pompeo sul sito di “Azione Non Violenta” inserisce “E questo è niente” tra i migliori libri letti nel 2021.

Nicola Pera in un articolo sul sito “Storie fuori controllo” è ancora più generoso:
Ecco, non c’è una classifica dicevo, ma forse non è del tutto vero perché, per me, “E questo è niente” di Michele Cecchini è il (mio) libro dell’anno.

Le stanze del tempo

Piera Ventre, Le stanze del tempo, Neri-Pozza editore

La casa è un contenitore di storie in successione. Nuovi abitanti prendono il posto dei precedenti, e così via, in una stratificazione continua. Finché arriva la ristrutturazione a mettere il punto. Cancellata ogni traccia, si riparte da capo, con ambienti ripensati e una nuova organizzazione degli spazi.
Nell’ultimo ultimo libro di Piera Ventre, Le stanze del tempo, edito da Neri Pozza, la casa non costituisce certo uno sfondo ma diviene essa stessa personaggio, perché pulsa di vita vera, strettamente correlata a chi in quel momento la abita: “A me una casa è sempre parsa un corpo, una sorta di estensione di noi stessi e, al contempo, un’espansione”.
La casa conserva la vita ed è viva. C’è un bellissimo passaggio in cui la protagonista pensa alla casa al mare, in inverno, e la immagina sofferente, costretta al buio e in attesa.
Si tratta dunque di un romanzo di case. A prima vista una serie di racconti, in realtà un corpo unico cui conferisce solidità la voce narrante, impegnata in una sorta di ricognizione generale delle case con cui ha avuto a che fare: quelle dove ha abitato, quelle dove è stata ospitata, quelle dove vivono amici o vicini. Solo che questa ricognizione avviene in ordine sparso, perché così affiorano i ricordi alla memoria.
E a proposito di memoria: se le ristrutturazioni ne comportano la cancellazione, la vita umana conosce un analogo, violento strappo: quello dell’età adulta. L’infanzia appare ancora il luogo dell’ingenuità, della disponibilità al gioco. Poi, implacabile, subentra il disincanto. Agli anziani il destino può qualche volta riservare il recupero dell’entusiasmo e del magico, come nel caso del personaggio di Eudora.
La casa è lo spazio del perturbante, fatto di misteri, di fantasmi, di sogni e di accadimenti anomali ma nel romanzo di Piera Ventre è soprattutto il luogo delle abitudini, dei piccoli gesti che accompagnano il quotidiano – rigovernare la cucina, ad esempio – che forse davvero raccontano il senso di una vita e tradiscono segreti, proprio come fanno gli oggetti che si usano da sempre, che sono un po’ scassati ma non si buttano mai. È su di loro che si depositano i segni del tempo, in base al principio per cui la pentola fessa dura di più.
La protagonista si confronta poi con due movimenti di pari forza ma opposti che convergono sulle case: da una parte ci sono la standardizzazione, la modernità, che già si sono accaparrate città e paesi, ormai lontani da ciò che erano e mai nominati, forse per universalizzare il discorso; dall’altro ci sono gli elementi naturali, la cui presenza stride nella casa in quanto costruzione artificiale – si pensi alla porzione di testo in cui la protagonista riflette sulla terra caduta dal vaso di una pianta. A ciò si unisce una miriade di animali, domestici e non solo, e insetti, con cui la casa in un modo o nell’altro si confronta. Due gli elementi più significativi, a mio avviso: la tartaruga e il nido (non a caso, da lì sembra nascere la scrittura, pare dire l’autrice).
Uno spazio a sé meritano i gatti, che hanno con la casa un rapporto tutto loro, e che nel libro sono un veicolo costante per la comprensione e il disvelamento dell’altro: basti pensare al capitolo “Cicale”, in cui il servizio di volontariato presso un ambulatorio veterinario permette di accogliere altre storie, oppure “Cespuglio di rose”, dove un gesto verso un gatto è rivelatore di una incompatibilità.
Ne emerge uno sguardo che “vigila da lontano”, che si muove con curiosità e discrezione, che cerca una giusta distanza attraverso una sincera capacità di ascolto e di osservazione: la protagonista non cerca, in ciò che la circonda, una proiezione di sé.
A questo sguardo risponde la scrittura di Piera Ventre, colta, elegante e misurata, che si apre ad accurate descrizioni per poi individuare un inciampo, un’incrinatura da cui di solito prende le mosse la narrazione.
E l’autrice non a caso ha scelto di chiudere con l’episodio di Giuvàgiuvà, perché riassume perfettamente lo sguardo e il senso di questo romanzo (sì, romanzo). Il lettore non faticherà ad identificare l’autrice con questo personaggio, pure lui in fissa con le case. Ma dire di più sarebbe un peccato: bisogna leggere.

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