
Senza Pretese 2026 – 18, 19, 20 settembre 2026
Casa del Popolo di Solaio
FIGURALE
PROSPETTIVA FIGURALE è il legame per cui un fatto, oltre a detenere un significato proprio, ne preannuncia, ne spiega, ne adempie un altro. Entrambi gli elementi hanno piena realtà storica e ciò stabilisce un legame dinamico e indissolubile tra passato e futuro. Senza Pretese 2026 propone l’indagine di figure la cui importanza non si esaurisce nel periodo storico di riferimento, ma si riverbera sul contemporaneo, agevolandone la lettura e l’interpretazione.
Senza Pretese è storto, discordante, strambo, perché il margine diventi centro.
Senza Pretese evade dall’evasione, a favore di una proposta culturale lontana dall’intrattenimento ma profonda, leggera e piana.
VENERDI 18 SETTEMBRE
Ore 18: Pier Dario Marzi
ERNO EGRI ERBSTEIN – L’allenatore, l’orrore, una lettera
La storia di Ernő Egri Erbstein, allenatore della Lucchese degli anni ’30 e poi direttore sportivo del Grande Torino, vittima delle leggi razziali e della persecuzione nazifascista, che lo costrinsero ad una vita clandestina e precaria.
Insegnante di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico “A. Vallisneri” di Lucca, Pier Dario Marzi è esperto di didattica dell’immagine nelle scuole, è formatore di cinema e collabora con le riviste “Cabiria” e “Oreundici”. E’ attualmente vice presidente del Cineforum “Ezechiele 251,7” di Lucca. Ha realizzato oltre 130 cortometraggi in ambito scolastico. Da quasi trent’anni anima ed organizza attività di cineforum in provincia di Lucca.
Ore 19: Sandro Bonvissuto
IL DIVINO E PLUTO – La prima cosa che ho amato, come l’ultima
Il racconto calcistico fra romanzo e realtà, come e perché il pallone è ancora il luogo privilegiato dove convivono, in equilibrio perfetto, storie e sogni.
Sandro Bonvissuto è nato nel 1970 a Roma, dove vive. Cameriere in trattoria, ha due figli. Laureato in filosofia, e autore Einaudi, editore per cui ha pubblicato Dentro 2012 e La Gioia fa Parecchio Rumore 2020, oltre ad un racconto in Scena Padre 2013. Anche il suo prossimo libro uscirà per la stessa casa editrice.
Cena
Ore 22: Staindubatta + Bad Tölz Buzz IN CONCERTO
STAINDUBATTA
Il nome Staindubatta significa letteralmente “dove lo metti, batte”: la band canta principalmente in dialetto garfagnino, trasformando una parlata locale in uno strumento musicale suggestivo. Il loro genere unisce tradizione e innovazione, mescolando folk acustico, post-rock, suoni sperimentali ed elettronica. Hanno pubblicato diversi lavori discografici e spettacoli teatrali-musicali, tra cui il progetto “Sempre Vinti, Sempre Ribelli” con i testi di Silvano Scaruffi.
BAD TÖLZ BUZZ
È una ricerca, un progetto sonoro veicolato da synth modulari, chitarre, da due individui che vivono lungo una strada sotto l’ombra del Monte Pisano e che suonano in un campo di kiwi. Un’alchimia generata da un gemellaggio tra la terra percorsa da questa strada e la città di Bad Tölz. Un legame che dà spazio alla sperimentazione dei suoni e dei mezzi usati per ottenerli.
Sporcarsi le mani e prendere la scossa.
SABATO 19 SETTEMBRE
Ore 17: Tiziano Arrigoni
PIETRO GORI – Un dì discenderemo
Pietro Gori (1865-1911) è stato uno dei personaggi più rappresentativi del movimento anarchico internazionale. Radicato nella Toscana costiera da Carrara alla Maremma e all’Elba,allo stesso tempo è conosciuto in Europa e nell’America del Nord e del Sud (in Argentina dove è vissuto alcuni anni ha fondato la Federacion Obrera). Fautore della partecipazione come arma politica, di una politica fatta di ragione ed emozione. È stato un innovatore nella comunicazione politica usando mezzi nuovi come la canzone (sua Addio a Lugano) che componeva e cantava lui stesso accompagnandosi con la chitarra, il teatro, la poesia, la fotografia comprese le diapositive.
Tiziano Arrigoni, docente di liceo, ha pubblicato vari testi di storia in cui ha cercato di raccontare le storie di personaggi famosi legandoli a luoghi ben precisi, talvolta rivisitati, ad esempio Shelley, Garibaldi, Luciano Bianciardi e, appunto, Pietro Gori.
Ore 18: Valerio Aiolli
VASCO PRATOLINI – La parola e il silenzio
La parola di Vasco Pratolini la conosciamo bene, o almeno così ci sembra: una raffica di romanzi e racconti, cronache e storie, scritti e pubblicati tra il 1940 e il 1966. Un quarto di secolo intensissimo. Ma poi c’è anche il silenzio. Quello della scrittura, che lo porterà a non pubblicare più romanzi per altri venticinque anni, fino alla morte avvenuta nel 1991. Quello della critica letteraria e del giornalismo, che a poco a poco smetteranno di parlare di lui. E quello, meno visibile ma più inquietante, chiuso tra le righe dei suoi stessi scritti: un gas velenoso di gioventù, mai del tutto debellato. Attraverso le sue parole proveremo a gettare uno sguardo in direzione di questi suoi silenzi, per domandarci se e quanto la figura di Vasco Pratolini sia ancora oggi in grado di raccontarci qualcosa di significativo.
Valerio Aiolli è nato nel 1961 a Firenze, dove vive. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Male ai piedi. Il suo primo romanzo, Io e mio fratello (E/O, 1999), è stato tradotto anche in Germania e Ungheria. Sono seguiti Luce profuga (E/O, 2001), A rotta di collo (E/O, 2002), Fuori tempo (Rizzoli, 2004), Ali di sabbia (Alet, 2007), Il sonnambulo (Gaffi, 2014) e Il carteggio Bellosguardo (Italo Svevo Edizioni, 2017). Per Voland ha pubblicato Lo stesso vento nel 2016 e Nero ananas nel 2019, con il quale è stato selezionato tra i dodici candidati del Premio Strega.
Ore 19: Vins Gallico
JEAN CLAUDE IZZO – Marsiglia, dalla città reale alla città figurata
Il modo migliore per arrivare a Marsiglia è dal mare: d’altronde dal Mediterraneo la città è nata, quando il marinaio focese Protis e la principessa ligure Gyptis si sono innamorati. Dalla loro unione si è creata un’apertura tra Nord e Sud: un porto accogliente, la riva gemella di un’altra sponda spesso dimenticata. Marsiglia è una città reale, che comprende moltitudini di persone, odori, sapori, suoni, le periferie e le speculazioni; esiste però anche un’altra Marsiglia, più mitica e ideale, se non ideologizzata, quella che prende forma dalle parole di Jean-Claude Izzo, figlio di un immigrato italiano, scrittore e giornalista impegnato in politica.
Vins Gallico è scrittore e responsabile dei Podcast Fandango, è stato editor, traduttore, ufficio stampa, libraio, docente di Lingua e letteratura italiana alle Università di Gottinga e di Brema. Esordisce nella narrativa con Portami rispetto (Rizzoli, 2010), cui fanno seguito Final Cut (2015), La barriera (2017, con Fabio Lucaferri), entrambi Fandango, A Marsiglia con Jean-Claude Izzo (Giulio Perrone, 2022) e Storia delle librerie d’Italia (Newton Compton, 2022). Con Il Dio dello Stretto (Fandango, 2023) inaugura la saga noir di Mimmo Castelli, giovane pm calabrese.
Cena
Ore 22: Bimbo + Stato Brado IN CONCERTO
BIMBO
Simone Soldani, in arte Bimbo, nasce a Livorno nel 1976. Dopo anni sui palchi dei centri sociali, firma la colonna sonora di “B.B. e il cormorano”, presentato al Festival di Cannes.
Il suo stile fonde l’anima pop con il cantautorato e una curiosità sonora che lo porta a unire mondi diversi. Nel nuovo album, “Hobby Costoso”, uscito nell’aprile 2024 per Blackcandy Produzioni su tutte le piattaforme streaming, Bimbo esplora sonorità afro-elettroniche, in un viaggio che va da Loredana Bertè a Mulatu Astatke.
STATO BRADO
Gli Stato Brado propongono uno stile che fonde rock e cantautorato italiano. Dopo l’esordio con “Lungo la strada” (2013) e l’EP “Vecchio diavolo” (2014), la band partecipa alla compilation “A Tribute to Scotty Pone’s – Fiumicino” e al Premio Ciampi. Nel 2017 esce “Cosa adesso siamo”, impreziosito da ospiti come Dimitri Grechi Espinosa, Marina Mulopulos, Simone Padovani e Paolo “Pee Wee” Durante, seguito nel 2022 da “Il sonno della ragione”, concept album che indaga la bestialità umana attraverso la voce di un circo freak. Registrato a inizio 2026 e in uscita in autunno, il nuovo disco “Il grande nulla” riflette sull’incapacità di reazione e sul rischio di disgregazione dell’essere umano.
DOMENICA 20 SETTEMBRE
Ore 11: Lorenzo Carletti
COMPLESSO ATTRAZIONE BRANZANTI – Locandine di orchestre che non suonano più
Oggi i manifesti delle orchestre di liscio sono materiale da collezione, un tempo tappezzavano le nostre città e non era raro incontrare pullman decorati con i nomi fantasiosi di gruppi immaginifici, versioni nostrane e popolari di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Nato in Romagna tra fine Otto e primi Novecento, il ballo liscio o “da struscio”, caratterizzato dal movimento fluido dei piedi che scivolano sul pavimento senza saltelli, a partire dagli anni Sessanta è diventato la colonna sonora di Feste dell’Unità e sagre di paese, fino all’arrivo dei balli latinoamericani e poi all’avvento esiziale della disco music. Eppure, negli anni d’oro solo in Romagna si contavano oltre 400 orchestre, dunque migliaia di musicisti, una grande quantità di nomi, loghi e soprattutto manifesti, locandine, cartoline colorate usate per pubblicizzare un calendario fittissimo di feste, sagre e serate. Di queste vite on the road, trascorse tra paesi e frazioni di provincia, rimane un ricco materiale iconografico, figure che giocano con i miti internazionali.
Nato a Pisa nel 1969, Lorenzo Carletti insegna Storia dell’Arte in un Liceo. Si è specializzato e poi addottorato in Storia delle Arti visive. Ha collaborato soprattutto con la Soprintendenza di Pisa e Livorno e presso l’Opera della Primaziale Pisana all’organizzazione di esposizioni, all’allestimento di musei, alla schedatura di opere d’arte, conseguendo nel frattempo un dottorato di ricerca in Storia della critica d’arte con una tesi su Johann Dominicus Fiorillo e la “scuola storica di Gottinga”. È autore di contributi su pittura e scultura medievale (Pietre vecchie ma non antiche. Compendio di scultura medievale pisana fino all’età di Giotto, Pisa 2010), su alcune microstorie d’arte (Condannato perché nacque. I graffiti del carcere di Vicopisano tra Otto e Novecento, Pisa 2010; Le due facce della croce. Giunta Pisana tra un profumiere ebreo e le leggi di Bottai, Pisa 2012) e, con Cristiano Giometti, sulle mostre organizzate dal regime fascista per motivi di propaganda.
Ore 12: Preziosa Salatino
GESUALDO BUFALINO – Luce e lutto, trent’anni senza il Professore
Un omaggio a uno degli scrittori più originali e raffinati della letteratura italiana del Novecento. Autore di oltre venti opere in appena quindici anni, un amore quasi ossessivo per la parola, che nei sui testi diventa musica, memoria, strumento per sospendere il tempo e dare forma alla malinconia. Amore e morte, memoria e oblio, fede e dubbio attraversano un’opera sospesa tra cultura europea e radici profondamente siciliane. Un incontro che è una dichiarazione d’amore e un’occasione per riscoprire la sua voce inconfondibile, il raffinato barocchismo, l’ironia e la capacità unica di trasformare la fragilità dell’esistenza in letteratura. Il ritratto di uno scrittore che aveva «più letto libri che vissuto giorni», e che continua a indagare i chiaroscuri del nostro presente.
Preziosa Salatino è autrice, formatrice e attrice teatrale. Laureata in Storia del Teatro e dello Spettacolo, nel 2006 a Palermo fonda insieme a Emilio Ajovalasit il Teatro Atlante, realtà che tuttora dirige e all’interno della quale sviluppa progetti di formazione, produzione teatrale e intervento sociale.
È operatrice di Teatro dell’Oppresso, metodologia che utilizza il teatro come strumento di partecipazione, consapevolezza e trasformazione collettiva, ed è docente di Teatro Sociale presso l’Istituto Teatrale Europeo di Roma. Il suo lavoro intreccia ricerca artistica, pedagogia teatrale e impegno civile, con particolare attenzione ai contesti educativi, multiculturali e di marginalità.
Pranzo
Ore 15: Carlo Puddu
GLEN HANSARD – Il coraggio di essere gentili
Un artista dal talento stratosferico, la sua musica e il rapporto con il pubblico: un incontro sulla capacità di vivere quotidianamente la musica come esperienza umana condivisa.
Carlo Puddu è direttore di Liberation Route Europe Italia e ha contribuito alla nascita del Cammino ’44 Sant’Anna di Stazzema–Monte Sole, itinerario di circa 180 chilometri tra Toscana ed Emilia-Romagna dedicato alla memoria della Liberazione e della Resistenza. Lavora nell’Ufficio Cultura della Provincia di Lucca, occupandosi di progettazione e promozione culturale. È stato cantante e chitarrista della band alternative O.N.G. Nel 2014 ha ideato “Friday I’m in Love”, format dedicato alla storia della musica, che negli anni ha prodotto centinaia di incontri, podcast e appuntamenti. È tra i fondatori dell’associazione culturale Fermento e ha contribuito alla realizzazione di concerti e rassegne sul territorio lucchese.
Ore 16: Daniele Caluri
PIERO MANZONI – Della merda che divenne oro
Citato spessissimo come simbolo di tutto ciò che l’arte non dovrebbe essere, sdegnato dalla massa e deriso perfino da svariati addetti al settore, Piero Manzoni è in realtà uno dei più grandi artisti che abbiamo avuto nel Novecento. Lucidissimo interprete del suo tempo, ha saputo anticipare per molti versi anche il nostro, con ironia e con implacabile intelligenza, e non solo per quanto riguarda le correnti artistiche.
Daniele Caluri inizia pubblicare a 14 anni per Il Vernacoliere, per il quale crea serie umoristiche tra cui, con Emiliano Pagani ai testi, Don Zauker, dal 2019 pubblicata in Italia da Feltrinelli Comics. Ha collaborato anche con Sergio Bonelli Editore come disegnatore di Martin Mystère, Dylan Dog e Le Storie. Su sceneggiatura di Frédéric Brémaud ha realizzato l’adattamento a fumetti del Michel Strogoff di Jules Verne e rieditato in allegato a Le Monde. È promotore di Colors4Palestine, azione artistica collettiva che ha raccolto fondi destinati ai civili nella Striscia di Gaza. A Livorno è docente di disegno e storia dell’arte al Liceo Scientifico F.Enriques, oltre che di Fumetto, di Urban Sketching e di Lettura dell’Immagine presso la Fondazione Trossi-Uberti.
Dalle ore 17,15: Letizia Papi e i Terraticanti IN CONCERTO
Letizia Papi e I TERRATICANTI Musica popolare della Maremma e altri sud
Non si tratta di un gioco di parole. Come spesso accade, dietro all’apparenza si nascondono significati inaspettati. Terraticanti è un sostantivo maschile, che il vocabolario del computer neanche conosce ed è il nome del progetto musicale della cantante e poeta in ottava rima Letizia Papi, realizzata in collaborazione con il chitarrista Marco Franci, il percussionista David Domilici, il fisarmonicista Marco Bonucci e il contrabbassista Tommaso Politi. Quello dei Terraticanti è un repertorio che omaggia uomini, donne e luoghi, in particolare gli ultimi, gli emarginati e gli oppressi di ogni epoca e destino geografico. I terraticanti erano contadini dell’Italia di un secolo fa, che dal Sud alla Maremma venivano sfruttati, dotati solo di un pezzo di terra “soda” e vincolati al padrone da un contratto precario, dove era più lo scapito del guadagno. Oggi non esistono più, ma le parole hanno gambe per camminare nel tempo, rinnovando il loro significato. I terraticanti attuali sono i lavoratori precari in cerca di fortuna e di diritti, spesso provenienti da luoghi lontani, sono gli abitatori di nuove schiavitù celate da libertà apparenti. Poi ci sono i luoghi, portatori di bellezza e povertà abbandonati per via della miseria e ingiustamente marginalizzati e beffati dal progresso. Il repertorio dei Terraticanti vuole ridare voce ai paesi e alla tradizione popolare italiana e non solo, abbattendo le distanze tra il sapere degli analfabeti e quello degli intellettuali. Si passa con fluidità dalle note di Cu’ ti Lu dissi di Rosa Balistreri alle parole de La miniera del poeta maremmano Benito Mastacchini, a quelle dei Cantacronache dedicate a Cesare Pavese. Il quartetto reinterpreta canzoni della memoria popolare, recuperando parola scritta e tradizione orale delle classi subalterne in lotta per i diritti, il lavoro e la dignità sociale, attraverso brani struggenti ma anche allegri, irriverenti o ironici. I Terraticanti si muovono fra racconto e canzone, memoria e vita quotidiana, coniugando ricerca musicale e comunicazione con un linguaggio libero e coinvolgente.
Inoltre:
Incursioni poetiche a sorpresa
Pregevoli intermezzi musicali a cura di Johnny Mo’
Simone Chelini è nato a Barga, ma vive a Lucca; All’inizio vendeva scarpe, ma ha smesso. Nelle vesti de “Il Dipintore” mischia sparge incide colori da un po’, partecipando sovente a esposizioni in Toscana e nei dintorni. In qualità di Johnny Mo’ mette i dischi, quando gli va.