Edizioni Erasmo: Nota riepilogativa

Il romanzo di esordio dello scrittore Michele Cecchini è un piccolo caso editoriale

“Michele Cecchini trasmette un profondo amore per la lingua e il conforto a una generazione letteraria capace di guardare oltre i, seppure amabili, scrittori da talk show e che lascia attendere grandi cose a venire”. Così scrive il critico Andrea Batistuzzi sulla rivista “LibroAperto”.

Quando quasi un anno fa “Dall’aprile a shantih”, romanzo d’esordio dello scrittore Michele Cecchini, ebbe l’imprimatur dalle Edizioni Erasmo, nessuno avrebbe potuto prevedere che questo strano libro sarebbe diventato un piccolo caso editoriale.

In appena tre mesi ha esaurito la prima edizione accumulando, tra presentazioni e letture pubbliche (da Firenze a Roma fino a Nuoro, per citarne alcune), un ruolino di marcia che è valso al suo autore l’invito a Praga alla rassegna che la “Società Dante Alighieri” dedica agli autori emergenti della Penisola.

Un successo tanto più significativo quanto nato intorno a un libro che potrebbe essere bollato come “difficile”, poco consono alle letture oziose e da ombrellone. “Difficile” anzitutto da etichettare: un giallo molto letterario e un po’ gaddiano, ambientato a cavallo tra la Parigi del Settecento e la Lucca dei giorni nostri. La narrazione prende spunto da un fatto di cronaca: a Parigi, nell’aprile del 1750, sembrerebbero verificarsi improvvise e misteriose sparizioni bambini. Nessuno sa dare risposte. I cittadini, in preda al panico, cominciano ad accusare le autorità, ritenute responsabili dei rapimenti. A Lucca, alla fine del 1900, si verificano episodi analoghi: all’interno di un condominio due bambini, che sarebbero dovuti salire su uno scuolabus, misteriosamente scompaiono.

Un libro che diventa sempre più ricco, piacevole e avvincente a ogni ulteriore lettura, che chiede al lettore di farsi a sua volta investigatore, prima di tutto linguistico, di ricomporre la traiettoria degli sguardi alla ricerca di dettagli e particolari che possano sciogliere l’enigma.

L’autore, attraverso una scrittura sperimentale, densa, calibratissima, si avvicina e si distanzia dal lettore, si immerge e si distacca dai personaggi, ne rappresenta le debolezze, verso le quali alterna rabbia e compassione, per una tensione dolorosa che percorre tutto il romanzo.

Hans Honnacker, docente all’Università di Modena, in una recensione su “Scanner” scrive: “Una prima prova da romanziere davvero notevole, scritta in parte in dialetto lucchese, da non perdere anche per il suo sperimentalismo linguistico”; Giulia Stok rileva su “Giudizio Universale”: “Dall’aprile a Shantih stravolge la lingua (e il dialetto) in un unico flusso di coscienza. Una piacevole sorpresa (…) Cecchini palleggia con destrezza lingua alta e bassa, ma anche luoghi comuni, meccanismi psicologici e tempi delle conversazioni, dimostrando di essere un ottimo osservatore del quotidiano”; così invece Marisa Cecchetti, in una recensione per “Alleo”: “Quello che colpisce e stupisce sono la struttura e lo stile di Cecchini, che ha proposto una narrazione senza dubbio originale”; così invece la critica letteraria Serena Penni: “in linea con una visione della realtà come inafferrabile ed in continuo movimento, Cecchini alterna lo stile tragico a quello comico, dando prova di essere capace di muoversi con disinvoltura in entrambi i registri. Un mélange che può risultare arduo e faticoso, ma la maggior parte delle volte l’effetto è invece assai divertente”; Batistuzzi, nella rivista “LibroAperto”, usa termini entusiastici: “Un quadro di provincia degno del miglior Pavese, in cui la storia passa lentamente in secondo piano venendo travolta dalle immagini del quartiere in cui si svolge”; Giuseppe Panella, docente della Scuola Normale Superiore di Pisa, in una recensione per il “Salotto Letterario Conti”, che ha dedicato una serata al libro, rileva: “Il romanzo di Cecchini, grazie ai suoi innesti linguistici forti e alla sua struttura magmatica e non assertiva, lasciata volutamente fluida dal suo autore, si rivela il progetto di una lettura simbolica del destino di una nazione come quella italiana in cui conservazione e mancata apertura verso il mondo altro della diversità si rivelano la cifra di uno sviluppo mancato e di una desolazione sempre crescente. Una terra desolata, infatti…”

Un libro apparentemente candidato a una circolazione ristretta, di nicchia, e invece sdoganato nei fatti da un passaparola contagioso e trasversale. Fosse anche solo l’eccezione che conferma la regola, resta pur sempre qualcosa di eccezionale. Basti dire che il testo ha attivato da subito una serie di altre realizzazioni artistiche, ispirando con le sue atmosfere il pittore fiorentino Leonardo Locchi per la mostra “La luce filtrava ampia” e costituendo lo spunto per il testo poetico “La nuova terra”, di Paolo Tommasi, edito da ETS. In corso di realizzazione è la stesura di un testo teatrale che in parte riprende nuclei tematici ed atmosfere del romanzo. All’Università Ca’ Foscari di Venezia, la candidata Francesca Masuri ha incluso questo testo nello svolgimento dell’esame di Letteratura italiana contemporanea.

Insomma, “Dall’aprile a shantih” è diventato protagonista di una storia tutta sua, tracciando una geografia della lettura che merita sicuramente un riflessione, aggrappandosi alle ugole salmodianti degli estremi untori della letteratura e degli inesausti apologeti della fine dei tempi per ricordarci che forse non tutto è davvero perduto, a parte forse le nostre vecchie categorie, e che a volte, nel casino imperante, abbassare la voce è il modo migliore di farsi sentire.