Per il bene che ti voglio

copertina per il bene che ti voglioMichele Cecchini
PER IL BENE CHE TI VOGLIO

Romanzo
Edizioni Erasmo, 2015

freccia_pibctv RASSEGNA STAMPA
Alcuni articoli, recensioni e materiale vario relativo a “Per il bene che ti voglio”.

freccia_pibctv FAHRENHEIT – RAI RADIOTRE
Il 14 agosto2015 “Per il bene che ti voglio” è stato il ‘Libro del Giorno’ alla trasmissione Fahrenheit in onda su Rai RadioTre.
Ascolta l’intervista in studio a Fahrenheit, a cura di Felice Cimatti

freccia_pibctv PRESENTAZIONI NEGLI STATI UNITI E IN CANADA
Un articolo su Stam Toscana, News Community in Tuscany, relativo alle presentazioni in ‘Merica’.

freccia_pibctv RAI – COMMUNITY – L’ALTRA ITALIA
Per il bene che ti voglio è stato presentato al programma Community in onda sulle reti Rai Italia.

freccia_pibctvPer il bene che ti voglio” FINALISTA al Premio Volterra “ULTIMA FRONTIERA” 2016
Michele Cecchini in finale per il Premio Volterra insieme a Pino Corrias e Paolo Di Paolo.
volterra_locandina

freccia_pibctv DISTRIBUZIONE – REPERIBILITA’
Il romanzo è distribuito da PDE (distributore nazionale), per cui è reperibile il tutte le librerie di Italia.
Lo si può acquistare ON LINE:
– su Internet Book Shop
– sul sito della casa editrice Erasmo
– su Amazon

ISBN 978-88-98598-38-0
pagg. 360
16,00

freccia_pibctv SINOSSI

Alla fine degli anni Venti, Antonio Bevilacqua parte dalla Lucchesia deciso a intraprendere la carriera di attore nel circuito dei teatri off-Broadway di San Francisco. Qui entra in contatto con l’ambiente artistico raccolto attorno, tra gli altri, a Lawrence Ferlinghetti.
Elegante e degradata, gelida e solare, accogliente e crudele, San Francisco esalta e sottopone a cocenti delusioni i suoi figli e i suoi figliastri: tra questi ultimi i Dagos, gli emigrati di origine italiana.
Per un periodo Antonio si trasferisce a Hollywood, dove viene scritturato in un film di Chaplin come ‘controfigura schermatica’. Sul set, in pratica, ha il compito di sostituire Chaplin nella predisposizione delle scene: su di lui i tecnici tarano le luci, impostano il piano dell’inquadratura, la distanza e l’altezza della macchina da presa, la definizione degli spazi e dei movimenti.
Sembra dunque avere trovato la sua ‘Merica’ nel ‘muvinpicce’: con questa espressione, storpiata dall’inglese ‘moving pictures’, Antonio indica il cinema.
Lui e tutti gli altri Dagos parlano infatti una strana lingua, l’italiese, una goffa eppure poetica commistione di italiano e inglese, che racconta il tentativo di integrarsi in una realtà tanto diversa da quella di origine.
Ad esempio uno dei suoi amici, Mario Peruzzi, lavora come spalatore della ferrovia. In inglese si indica con l’espressione “sheveller of the Railroad”, che gli italiani storpiano in “sciabolatore di Re Erode”.
Nel linguaggio come nella vita Antonio Bevilacqua – nel frattempo ‘divenuto’ Tony Drinkwater – abita una terra di mezzo, quella di chi non è ancora e allo stesso tempo non è più.

A proposito di italiese, il testo è stato integrato con un piccolo vocabolario in calce.

Questa è una storia di partenze e di vie di fuga verso una terra di mezzo dove, per trovare se stessi, si è costretti a spogliarsi delle parole e dell’identità, fino a rinunciare alla propria persona e divenire un’ombra, un punto luce.