Trascrizione del DIARIO DI VIAGGIO del Marchese Landucci diretto in Argentina

NOTE DI VIAGGIO
DIARIO DEL MARCHESE LANDUCCI DIRETTO IN ARGENTINA
10 maggio – 5 giugno 1889


Trascrizione

Cara Marta,
ecco ti mando gli appunti presi a bordo nel mare durante il viaggio
poco potrà interessarti essendo una monotona esposizione di 28 giorni passati
fra cielo e terra ti saluto e ti abbraccio [ ] il tuo fratello Fausto.

Venerdì 10 Maggio 89

Alle due circa m’imbarco senza alcuno incidente, mi congedo dal Conti, incaricandolo di portare il mio addio e i miei saluti alla famiglia. Voglia Iddio che non siano gli ultimi. Ci imbarchiamo di Venerdì cattivo principio, un napoletano sarebbe tornato indietro. Alle quattro il capitano comandante l’Amerique sale sulla passerella (ponte del comando) e al suo comando si sciolgono le funi che ci tengono avvinti al porto e salpiamo. La macchina fa sentire i suoi colpi di stantuffo, il bastimento si muove e lentamente lasciamo il porto. Il Conti resta sulla banchina dello scalo fino a che ci perdiamo di vista dopo reiterati saluti. Magnifico spettacolo il golfo di Genova e la riviera che lo circonda, dal mare sembra una continuata città circonscritta dalle montagne. L’America, il battello su cui mi sono imbarcato, è relativamente piccolo essendo una nave di 3900 tonnellate circa, è costato in Inghilterra 790 mila fr., è fabbricato in Scozia, ha una macchina eccellente della forza di 400 cavalli. Sono 9 anni che naviga e finora non subì alcuna avaria. Consuma circa 21 tonnellate di carbone al giorno e perciò alla Compagnia Freissenet a cui appartiene il viaggio per l’America costa circa 18 mila lire pel solo carbone. L’Equipaggio del bastimento è composto di 4 ufficiali il capitano comandante Lubie, duro e villano che appena rende il saluto e sembra lo Zar nel suo palazzo, del capitano in seconda dal capitano Commissario incaricato della disciplina di bordo di un tenente col grado di capitano e di 4 ufficiali macchinisti chiamati chef mecanicien e di 67 uomini da cui tolti due cuochi 1 fornaio un macellaro un dispensiere un maitre d’ hotel un cameriere per passeggeri di 2 classe 1 cameriere per gli ufficiali due squatteri due aiuti camerieri e il restaurateur che sarebbe l’appaltatore del vitto, (poi i ) due sottufficiali il maitre des armes che invigila la disciplina sotto gli ordini del commissario, e il contremaitre o nostromo comandante dei marinai, poi tolti i macchinisti (e) fuochisti che sono un esercito i marinai propriamente detti restano appena 16 di cui due sono guardie costanti uno al dormitorio degli uomini di (1°) classe l’altro a quello delle donne. Sono a bordo 379 passeggeri di 3° classe e 2 di seconda, nessuno di prima. Nessuno di prima. Ciò è un [ ] ho una cabina a mia completa disposizione. L’altro passeggero di 2° classe è una villana di Sorrento che ha il marito con due figliole e una terza maritata col marito ed un bambino a petto nella terza classe, vanno a raggiungere un fratello di lei che ha fatto fortuna a Buenos Aires. Sono mercanti di legna della Sila (Consilina) montagna della provincia di Sorrento. Dei 379 passeggeri 4/5 sono napoletani. I più distinti sono un inglese meccanico Sig Mellbrun un piemontese Crivello già stabilito in Francia a Grenoble ove aveva una bottega di oggetti di latta ed apparecchi pel gas, che ora va, non so perché, a far fortuna in America, ha seco la moglie francese, uno scultore Alfonso Zoia pure piemontese che viene in America, e un francese Rolland che si dice viaggiatore di commercio e con questi faccio pure relazione fin dal primo giorno. Ai viaggiatori di 1° e 2° classe è riservato tutto il ponte a poppa diviso da una cancellata di legno che è proibito varcare a quelli di terza classe. Tra le notabilità, vi è un ruffiano che si dà per ungherese con tre ragazze che parlano un tedesco orribile che loro vogliono far credere ungherese. Intanto avanziamo nel mare ed ecco che raggiungiamo ed oltrepassiamo il (Caffaro) partito da Genova quattro ore prima di noi. Sulla sera vediamo a destra un monte con un fanale. E’ un’isola, forse la Maddalena o la Caprera l’ignoro.

11 Detto

Ci leviamo costeggiando la costa della Francia di cui si vedono fra le nebbie le montagne che circondano Marsilia. Bellissima giornata, splendido il mare per quanto agitato la mattina, per ora non soffro affatto, e mangio con molto appetito. Il vitto è abbondante e benissimo cucinato. Si mangia nel salon ove hanno ingresso tutte le cabine di 1° classe. Alle tre si vede un bastimento un trealberi non si conosce però la bandiera e passa innanzi la nostra prua, a un miglio di distanza traversando la nostra rotta. La sera sto fino alle 10 sul ponte i napoletani cantano canzoni sulla chitarra.

12 Domenica

Non si conosce affatto questo giorno, secondo il solito alle sei i marinai guidati dal nostromo inondano d’acqua il ponte e lavano tutto. Così non si conoscono vigilie né feste, peggio di ebrei, d’altronde non vi son preti a bordo, e siamo sopra una nave francese figuriamoci se fosse italiana! Verso le dieci si scorgono a sinistra le isole Baleari, prima Maiorca quindi Minorca e le (Sxillis); Si vede passare una balena piccola di circa 7 o 8 metri che guizza e getta all’aria due zampilli di acqua, domando al capitano come mai si trovino balene nel mediterraneo. Egli mi risponde que c’est rare, mais pourtant on en trouve quelquene. Dopo il desinare al solito squisito ed abbondante fatto questa mattina col comandante e col medico di bordo di cui siamo divenuti commensali, avendo ceduto il nostro salon per magiare al mercante di carne umana che reca tre signorine dette ungheresi a S. Rosario in America a far mercato della loro appassita e sciupata bellezza, essi hanno pagato un supplemento pel vitto onde avere il vitto della seconda classe. Son grato al comandante e lo ringrazio dell’attenzione usataci di farci mangiare con lui togliendoci a quella compagnia. Si vedono le coste della Spagna a tal distanza che appena si discernono i contorni delle montagne e per circa due ore si vede la terra spagnola. Si incontrano quattro battelli a vapore e tre trealberi a vela. Passo qualche ora giocando a tre sette con i piemontesi ed a un giuoco francese detto le plesson. La sera ho una disputa letteraria su Zola, Carducci, Stecchetti, (e) tutti poeti veristi che attacco, biasimando che splendidi ingegni insozzino la penna nel fango, usando lingua e stile barbaro e che rifiuto di riconoscere per italiano quale deve usarsi da letterati, sono difesi con spirito e brillantemente dallo scultore Zoia che viene a Buenos Aires. Questa disputa stringe più la nostra relazione.

13 Lunedì

Continua splendido il sole, il mare calmo con piccolo rullio, per ora il mal di mare non si è fatto sentire. Un numero di vapori a tre alberi si fanno vedere ora da un lato ora da un altro del nostro battello che si avanza verso lo stretto di Gibilterra. Domando al comandante fattosi [ ] da che siamo suoi commensali a che ora passeremo lo stretto di Gibilterra. Mi dice nella notte. Fu molto utile il mangiare col capitano essendo egli fattosi gentile e mangiando in modo splendido per quantità e qualità. Si vedono varie barchette e paranze a vela sbattute sul mare, sono pescatori quasi tutti mori che ci mostrano il pesce preso. Son risoluto a vegliare la notte, sono curioso di vedere ambedue le coste di Spagna e di Africa e le fortificazioni di Gibilterra la più forte piazza dell’Inghilterra. Oh fossi il Re di Spagna vorrei perdere la corona ma almeno tentare di cacciare l’Inglese; vorrei prima (giocare) il regno che permettere che il prepotente Inglese continui a tenere le chiavi dell’Oceano, vorrei tutto fare (per) costringerlo ad abbandonarle nelle mani della Spagna e sgombrare il suolo spagnolo. Ma l’Inghilterra quando ha preso ha i denti duri a lasciare la preda. Meco ha risoluto di vegliare il medico, e stiamo insieme parlando. E’ il Dott. (Ivano) che si è laureato a Firenze ove ha studiato, malgrado la sua nazionalità francese, giovane amabile ed istruito che possiede nell’Appennino Pistoiese ove fù anche medico condotto.

Alla mezzanotte finalmente apparisce in fanale di (Ceuta) e le coste d’Affrica assai distinte, dopo mezzora si vede a destra il fanale di Gibilterra. Ma ça ne valait pas la peine di non andare a letto. Lo stretto misura in media otto miglia marine vale a dire quasi 15 chilometri, quindi non si vedono distintamente che i due fanali e i monti affricani a cui passiamo più vicini alle due circa vado a letto deluso nella mia aspettativa.

14 Martedì

Passiamo la notte con un fortissimo e continuo rollio che fa sì che mi levi colla testa pesante. Vado a passeggiare sul ponte, quindi a far colazione. Impossibile il mangiare, siamo al mal di mare. Mi stendo sul divano della mia cabina, più largo e comodo sotto cuccetta a letto dove tocco col capo coi piedi e con tutti e due i gomiti, ivi passo tutto il giorno. La sera pranzo con appetito ma moderatamente. Finora fu un falso allarme. Il mal di mare non fece che minacciare.

15 Mercoledì

Abbiamo ormai da un giorno e mezzo lasciato il Mediterraneo siamo in pieno Oceano, cielo ed acqua. Abbiamo percorsi circa 1800 chilometri e di questi circa 900 nell’Oceano. Percorriamo in media circa 20 chilometri all’ora vale a dire circa 480 chilometri al giorno. Ma da Genova a Buenos Aires sono 680 miglia vale a dire più di 12mila chilometri per cui senza incidenti 24 giorni di viaggio, più un giorno si sosta all’Isola di Vincenzo per rifornire il carbone. Oggi giuoco alla dama francese, più complicata della nostra dama perché si va indietro e in tutti i sensi, e la dama va per tutta una fila e (salta) per tutta la scacchiera. Oggi sto benissimo.

16 Giovedì

Continuo a far crocchio coi coniugi Crivello, [la moglie] è amabile e spiritosa per quanto si veda non appartenere alla società educata. Del nostro cricchio fa parte anche il (lungo) inglese Mellbrun e lo scultore Zoia e uno sbilungone milanese che si ferma a Montevideo. Così si passa il tempo meno peggio. Da due giorni l’Oceano è deserto, che spettacolo imponente quest’immensa pianura d’acqua ove sembra che i soli viventi siamo noi! Ma alla lunga è monotono e dà la nostalgia e la brama ardente di terra. Mai una nave né una vela! Costeggiamo per varie ore le isole Canarie di cui si vedono a destra le montagne che sfumano nell’estremo orizzonte.

17 Venerdì

Continua il mare calmo, il viaggio così è delizioso, ma monotono, nessun nuovo incidente. Nel tempo della colazione il medico fa (pompa) colla napoletana nostra commensale di spirito forte sotto aceto, incoraggiato dai sorrisi del comandante. Intanto si presenta un mozzo ed annunzia Mon comandant la France à tribord. Vale a dire che abbiamo a tribordo il battello a vapore la France delle (Messageries) che partita da Marsiglia lo stesso giorno di noi ci oltrepassa andando direttamente a Las Palmas. Si scambiano i saluti issando all’albero di poppa la bandiera e gala di bandiere all’albero di prua. S’incomincia a sentire il caldo ci avviciniamo all’Equatore. Questa sera fu arrestato e messo a ferri uno straccione calabrese che aveva rubato e nascosto nella sua cuccetta una calza di cotone rosso sfondata. Gli fu trovato pure un lungo (stile).

18 Sabato

Continua il viaggio senza alcuno incidente. Il comandante diviene ognora più gentile. Il medico sarebbe simpatico e di buona compagnia senza il suo continuo scherzare su Madonna Santi e miracoli per fare lo spirito forte. Si parla sempre francese. A noi serve a tavola il maitre d’ hotel M. Bernard.

19 Maggio Domenica

Alla nostra sinistra passa un grosso vapore, va verso Europa, egli costeggia le coste dell’Affrica che noi lasciamo alla nostra sinistra e troppo lontane per essere vedute. Questa notte approderemo all’Isola S. Vincenzo possessione portoghese. Alle 10 ½ di sera vediamo prima il faro dell’Isola S. Antonio a cui passiamo vicini e dopo mezzora quello dell’Isola di Vincenzo quindi a poco a poco entriamo in un seno formato da monti squallidi. Si vedono in fondo lumi variopinti dei bastimenti ancorati in rada e i lumi della piccola città. Il nostro bastimento si ferma a circa due miglia da questa. Domani vediamo S. Vincenzo.

20 Lunedì

Alle 7 della mattina facciamo colazione a bordo quindi con Zoia e il francese Rolland ed un bambino bolognese andiamo a terra il prezzo fissato per la barca sono due lire a testa andata e ritorno. I barcaioli sono mori. Percorriamo la piccola città composta di strade dritte e pulite con selciato come quello di Roma ma forse anche peggiore che ritroveremo simile a Montevideo e Buenos Aires. Le case tutte d’un piano (solo) terreno cioè una stanza ove è un letto di ferro sedie di giunchi una tavola un otre e pochi utensili e qualche stampa di donne nude. Poiché qua la più gran parte di donne sono o donne pubbliche, o fanno da bestie da soma. La popolazione è esclusivamente mora, cominciando dai soldati, guardie di polizia per quanto portoghesi tutti mori. Se si incontrano bianchi sono europei. Vi sono tutte le gradazioni di mori dal nero come l’ebano fino al mulatto quasi bianco. Si vedono ragazzi completamente nudi. Le donne a gambe nude con una corta gonnella di cambrì e una giacchetta sulla camicia colla testa avvolta in fazzoletti di vivaci colori a guisa di turbante. Alcune di ravvolgono in scialli in cui portano insaccati dietro le spalle i bambini. Tutte anche le piccole bambine fumano continuamente la pipa ed assediano i passanti chiedendo soldi sigari e tabacco. Non riesco a vedere nella piccola città che una sola chiesa e questa è chiusa. Le sole locande hanno il primo piano e le case dei consoli esteri come pure gli edifici pubblici. Perdo Zoia e Rolland che restano in mezzo a un nuvolo di more che se li litigano, prendo il ragazzo con me e continuo a girare. In tutta l’isola che ( è molto grande, nudi sassi a) terra color cioccolata non un arbusto salvo un piccolo ( bosco) di tamerici (siamo) in una valletta presso la città e palme mezze tisiche nelle piazze. Gran vendita di banani che vengono portati dall’isola S. Antonio che mi dicono fertilissima. Quasi tutti i bastimenti che vanno dall’Europa all’America del Sud e viceversa si fermano qua a caricare il carbone di cui vi è un deposito fortissimo a tale uopo. Alle quattro trovati Zoia Rolland a noi si uniscono l’inglese Mellbrun ed altri e facciamo ritorno a bordo. Nel ritorno Rolland che è un imbecille insopportabile vero tipo francese, attacca briga con Zoia, che questi termina dandoli pugni sonori che egli riceve sfidandolo a duello e chiamandolo lâche ( ) e rischia di farci andare in mare essendo il mare agitatissimo e mosso in modo da far paura, i nostri barcaioli mori gridano in castigliano, loro lingua, come ( ) perché stiano fermi, essendoci pericolo d’affogare, il risultato è che torniamo a bordo bagnati come pulcini e con 10 franchi spesi.

21 Martedì

Siamo partiti nella notte. A bordo non si vive per la polvere di carbone che penetra ovunque. Il mare è calmo; vediamo in distanza due vapori e tre trealberi e quindi di nuovo l’Oceano immenso, sterminato, deserto. La sera il maitre [d’arme] prende un pesce volante che si era permesso traversare a volo il ponte.

Mercoledì 22

Ho un forte dolor di capo per cui resto tutto il giorno steso nella mia cabina.

23 Giovedì

Continua il dolor di capo credo aver la febbre.

24 Venerdì

Continuo al solito con crampi e caldane alla testa il Medico e il Capitano dicono effetti del nostro avvicinarsi all’Equatore e del mare poiché al rollio si è aggiunto anche il becheggio, vale a dire oltre il barcollare per traverso la prua del bastimento a momenti s’abbassa e quindi di rialza come ( ) salire (su).

25 Sabato

Oggi abbiamo passato l’Equatore. Ancora qualche giorno di caldo soffocante e quindi il freddo poiché troveremo nell’America l’inverno corrispondendo il Giugno al nostro dicembre. A pranzo il capitano ci ha fatto servire ( ) Champagne per (arroser) la ligne come è uso in tutti i bastimenti. Vi è stata una piccola sommossa a bordo, i napoletani e tutti i viaggiatori di 3° classe reclamavano contro il vitto che dicevano cattivo e parte ne hanno gettato in mare il resto sul ponte. Un marinaio vedendo ciò ha detto (sales napolitaines cochons) quindi nuove grida e proteste dei napoletani offesi, accompagnate dai gesti eloquenti che usano; scena da far crepare dal ridere.

26 Domenica

Si scorgono i picchi dell’isola Fernanda a destra; si vedono alcuni bastimenti a vela siamo alla distanza di 19 ore dalle coste del Brasile. Continuo a star male.

27 Lunedì

Oggi sto meglio. Il Medico mi ha dato (l’antiperina) pel dolor di capo e rabarbaro pel fegato, forse vi ha contribuito il mare adesso assai mosso. Si vedono parecchi trealberi a vela uno inglese è passato a mezzo miglio. Alla nostra destra è stata fatta con esso una lunga conversazione con bandiere e segnali di vario colore e forma.

28 Martedì

Ieri mi purgai oggi sto meglio ho però una diarrea furiosa. Verso sera si vede passare a 1 miglio ½ la Regina Margherita della Navigazione ( ) Italiana che va in Europa è partita il 20 da Buenos Aires avrebbe messo otto giorni per incontrarci dunque non bastano altri sei o sette giorni [ ]. Questa sera un ragazzo calabrese di 19 anni diede una coltellata ad uno di 14. Il feritore è ai ferri a (Mtevideo) sarà consegnato al Console Francese e da questo all’Italiano.

29 Mercoledì

Oggi finalmente sto bene, ho rincominciato a mangiare con appetito. L’imbecille di Rolland sapendo che tutti lo ritengono (per tale), cercando farsi grande dice a tutti che è (framessone), da vari giorni mi rompe le tasche dicendomi fate in modo discorrendo col comandante di farli sapere che sono framessone, vale a dire persona seria, e se egli li è pure forse suo superiore per grado, io noiato dalla sua insistenza gli ho (detto) che il comandante aveva detto, il est trop imbecille, pour étre frammaçon e così l’ ho levato di torno. Ha fatto la pace con Zoia a cui corre dietro sempre come un cane. E’ nata questione fra quelli di 3° classe per giuoco del 7 ½ finita a pugni che il capitano ha divisi energicamente a calci. Fortuna che erano dell’alta Italia i litiganti, se erano meridionali poteva giuocare il coltello. Fu quindi proibito il 7 ½ resta la tombola che giuocano da mattina a sera.

30 Giovedì

Ascensione. Questa solennità passa inosservata come gli altri giorni. Il mare è grossissimo oggi faremo poco cammino avendo il mare contrario il rollio è tale che le due parti del battello vale a dire i fianchi si alzano e si abbassano per parecchi metri. Impossibile star fermi sul ponte senza stare attaccati alle funi o qualche cosa.

31 Venerdì

Il mare continua ad essere contrario e più che [ ] sul ponte un colpo di mare invadendo il ponte ne ha atterrati sette sbattendoli contro i ripari. Due sono stati portati all’infermeria gravemente contusi, gli altri leggermente. Fortuna che a quell’ora non vi erano passeggeri sarebbero stati portati via dal mare senza speranza di salvarli.

Sabato 1° Giugno

Il mare è un poco più calmo, ma sempre assai agitato, dice che qui siamo nel golfo Leon (però a gran distanza dalla terra), è sempre così; nonostante questo nessuno dei passeggeri soffre di mal di mare, mentre i primi giorni quasi tutti hanno sofferto. La sera fino a mezzanotte il medico con un maestro napoletano di musica ed un ( ) fanno musica fino a mezzanotte pianoforte il maestro, mandolino il medico e chitarra l’altro. Cosa piacevole se invece delle 9 cominciassero alle 7 e finissero prima, perché facendolo nel salon ( ) ho la cabina è impossibile dormire fino a che dura il concerto. Il maestro ha anche con sé la moglie che non sarebbe brutta che quasi ogni giorno ha convulsioni isteriche e parla da vera napoletana.

Domenica 2 Giugno

Oggi per qualche ora siamo scortati da un esercito di delfini che saltano e guizzano sull’acqua. La sera che ora è notte quà quasi alle cinque il mare è illuminato di fuochi fosforescenti credo siano pesci. Passa abbastanza vicino un vapore del ( Lyod ) austriaco.

3 Lunedì

Continua senza incidenti il viaggio, il mare è un poco più calmo però sempre agitato in paragone dei primi giorni. Passa la mattina presto un vapore inglese [ ].

4 Martedì

Oggi il mare è anche meno mosso domando al comandante quando saremo a Montevideo, mi dice forse nella notte. Questa notte però non starò levato mi basta la lezione dell’altro giorno per vedere Gibilterra. Si vedono da ambe le parti navi a vele e qualche vapore indizio che ci approssimiamo alla terra.

5 Mercoledì

Ci leviamo senza essere ancora giunti a Montevideo ove il viaggio può dirsi terminato poiché dopo si entra nel Rio della Plata fiume immenso che misura 20 chilometri di larghezza su cui sta Buenos Aires. Verso le nove si entra in mezzo a un nuvolo di navi vapori fra cui uno da guerra francese ed uno inglese dicono che vi è pure un italiano e quindi ci ( ). Montevideo però è distante circa 7 miglia se ne vedono le case e le strade tagliate tutte ad angolo retto e molte Chiese. Si issa la bandiera francese e sull’albero di trinchetto la bandiera gialla che vi resta fino a che il vapore sia ammesso a libera pratica. Si aspetta l’autorità di Montevideo capitale dell’Uraguai. A mezzogiorno giunge la lancia a vapore colla bandiera dell’Uraguai bianca e celeste a strisce traverse col medico sanitario armato di sciabola come un maresciallo del commissario di polizia e degli agenti dell’emigrazione. Fino dal giorno avanti furono resi i passaporti a tutti i passeggeri che fino allora erano stati nelle mani dell’ufficiale commissario. Dopo l’esame del (giornale di bordo) [ ] dichiarato libero di pratica e viene abbassata la bandiera gialla, chi vuole scendere può andare a Montevideo. Io mi riserbo a farlo domani essendo oggi ormai tardi. Ci tratterremo qui anche tutto domani perché deve scaricare 5 mila sacchi di riso 200 botti di olio e varie casse destinate a Montevideo, comincia subito la scarica su barconi rimorchiati da piccoli vapori. Le tre gru del bastimento non fanno che alzare sacchi, botti, e casse dalla stiva e gettarle nei barconi; ai marinari furono aggiunti trenta uomini parte presi fra i passeggeri di terza classe. Lavoreranno anche tutta la notte per potere partire per Buenos Aires domani sera alle otto. Sto fino alle dieci a vedere lo scarico quindi vado a letto e dormo saporitamente dopo tante notti di continuo sballottamento finalmente si riposa senza essere cullati dall’abbominevole rollio del mare.

La descrizione di Montevideo e l’arrivo a Buenos Aires li manderò quando potrò. Questi quattro fogli di carta velina costano 20 (centaos) vale a dire una lira 21 (cent.) il foglio, dunque pazienza ma le mie finanze non mi permettono scrivere a tal prezzo.