Piccolo poema in prosa per TRAGITTI

Michele Cecchini
Piccolo poema in prosa per TRAGITTI, personale di pittura di Leonardo Locchi


Sai,
non c’era una volta sola. Ce n’erano tante, quella volta.
Tanti, sono tanti e tanti ancora i tragitti compiuti. Ma il percorso di andata è già un ritorno, e la discontinuità ciclica.
Ogni volta quella volta, eppure tante volte insieme.
Ogni volta con timorata riverenza, come nell’adempimento di una liturgia, nell’esecuzione di una
partitura, di un rituale che trova senso e compiutezza proprio nella sua ripetitività, in una nostalgia
del sacro di chi sa essere pellegrino abituale. Chiari momenti di un amore oscuro.
Tu non chiamarlo viaggio: viaggio è esperienza in sé conclusa, unica e gratificante.
Dì piuttosto traiettorie fisse, sistematicamente dissimili nella loro identica sembianza. Perché qui sei
di fronte ad un disegno più grande, ed è qui che la magia si manifesta goccia a goccia.
In ogni atto, un atto d’amore.
Certo, dirai che l’ambientazione cambia, che lo scenario via via si modifica: ma sono piccoli accadimenti, impossibilitati a minare il tutto. Tutto sta nella ripetitività.
Subentrino pure i mutamenti, le modifiche, le deviazioni: il cammino compiuto è sempre il solito, lineare,
inesorabile, con l’esattezza infallibile dell’ingranaggio.
Rassicurante è il rigore della tempistica e l’imponderabile è estromesso.
Mi chiederai allora del timore dei gemiti di grigie nubi.
Eppure, la progressiva familiarità non esaurisce ma pare amplificare la conoscenza: ad ogni passaggio un ulteriore dettaglio, per cui tutto non conclude, né conduce a consapevolezza definitiva.
Anche così, a poco a poco, diviene breve il tragitto.
Fino a domandarsi se itinerario sia stato effettivamente: ché agevole è lo scarto dalla realtà, per poi
essere di nuovo risucchiati nel qui ed ora.
Poco importa la fascinazione del percorso, o la rilevanza agli occhi di terzi: un lievito di diletto
esiste in ogni stradicciola.
Tra gli orizzonti di un blu stentato povere colline gremite di ulivi e vuoto di torrenti, millenari filari
e casolari, vicoli angusti e confini di muretti, cespugli e fossi.
Ad ogni passaggio la magia costantemente si ripete, nei contorni di un paesaggio dell’anima: per l’incontro di fronde nodose, di fugaci segnali o di bagliori notturni.
Ad ogni passaggio, il medesimo sentire si rinnova: compito grave, cui adempiere con riserbo; esercizio di perseveranza; custodia del tutto in ordine, del niente manca, dell’ogni cosa al proprio posto.
Ad ogni passaggio, i contorni tradiscono minuscoli segreti, e li rendono percettibili nel gracile meriggio o nel silenzio povero della sera.
Non so dirti se l’appagamento risieda nel tragitto stesso. So che ogni volta è un auspicio di felicità.
So che sono le percezioni di anime gentili e ingenue, che sanno ancora voler bene.
So che sono privilegio di pochi: quelli che hanno imparato la poesia del quotidiano.

 


NOTE

Per ulteriori informazioni sulla pittura di Leonardo Locchi, è consultabile un BLOG personale.