Analisi del DIARIO DI VIAGGIO del Marchese Landucci diretto in Argentina


DIARIO DEL MARCHESE LANDUCCI DIRETTO IN ARGENTINA
LETTURA CRITICA DEL TESTO

Analisi del Diario di viaggio del Marchese Fausto Landucci, diretto in Argentina


PREMESSA

Alcune difficoltà nella lettura (non sempre la calligrafia risulta comprensibile; talune righe di testo non sono presenti a causa delle dimensioni del formato originale, poi passato in fotocopia), nonché la impossibilità di disporre di ulteriore materiale relativo al marchese Landucci rendono la presente analisi incompleta e, probabilmente, in certi punti anche azzardata: la mancanza di riscontro e di verifica di quanto qui delineato impedisce di valicare il terreno della mera ipotesi: gli elementi contenutistici emersi, dunque, non sono affatto da considerare definitivi e “conclusi”.


IL QUADRO STORICO

Il viaggio del Marchese Landucci, dal 10 maggio al 5 giugno del 1889, si inscrive appieno all’interno del fenomeno denominato “grande migrazione”, un flusso iniziato una decina di anni prima ed interrottosi in concomitanza dello scoppio della I guerra mondiale.
Rispetto ai fenomeni precedenti, l’elemento di novità è costituito dal fatto che la “grande migrazione” è transoceanica (con la doverosa eccezione della tratta degli schiavi, prima vera migrazione dell’età moderna).
L’Italia di fine ‘800 è attraversata da un’intensa crescita demografica e da forti difficoltà economiche. Contrariamente ai fenomeni migratori “conservativi”, l’emigrazione transoceanica non assumeva carattere temporaneo, stagionale, ma spesso si configurava come definitiva (pur essendo le iniziali intenzioni spesso discordanti), mirando peraltro al ricongiungimento familiare attraverso un’intensa attività lavorativa.
La migrazione di fine ‘800 riguarda da vicino il Nord Italia, specialmente il Veneto, e vede quali principali destinazioni le americhe (Argentina e Brasile specialmente), mentre la seconda grande ondata (dalla fine della I guerra mondiale all’avvento del fascismo) vede coinvolta in particolar modo la Sicilia, in direzione Stati Uniti.
A Buenos Aires è diretto il Marchese Fausto Landucci.


CHI E’ FAUSTO LANDUCCI

Si tratta di un marchese di origine lucchese, probabilmente al suo primo viaggio oltreoceano, come testimonia la sua curiosità nel vedere lo Stretto di Gibilterra.

Son risoluto a vegliare la notte, sono curioso di vedere ambedue le coste di Africa e Spagna e le fortificazioni di Gibilterra.

Ma rimarrà profondamente deluso.
Le nobili origini hanno modo di emergere sistematicamente lungo tutto il corso dell’esposizione. Innanzitutto, egli è un viaggiatore di II classe (dei 381 viaggiatori complessivi, 379 sono di III classe, 2 di II e neppure uno di I). La divisione tra II e III classe è netta:

Ai viaggiatori di 2° classe è riservato tutto il ponte a poppa, diviso da una cancellata di legno che è proibito varcare a quelli di terza classe.

Una posizione privilegiata rispetto alla stragrande maggioranza, dunque. Conseguentemente, la scelta dei compagni di viaggio non può che essere dettata dalla raffinatezza e dalla distinzione:

I più distinti sono un inglese (…), un piemontese (…), uno scultore (…) e un francese (…) e con questi faccio pure relazione fin dal primo giorno.

Questa piccola “aristocrazia”, instauratasi nel giro di pochi giorni, aumenta progressivamente la propria intimità e feeling, trovando nel momento del pranzo la ratifica formale: insieme a pochi altri, Landucci diviene ben presto commensale del comandante. E’ il momento della definitiva sanzione:

Sono grato al comandante e lo ringrazio dell’attenzione usataci di farci mangiare con lui, togliendoci a quella compagnia.

Dove per “compagnia” si intendono alcune persone di III classe che, avendo pagato un supplemento, usufruiscono del vitto di II.
Landucci denota anche un buon livello di cultura: scrivendo in un italiano corretto e fluente, fornisce informazioni assai dettagliate sui luoghi attraversati e sulle caratteristiche tecniche della nave. Discute talvolta di letteratura ed arte:

La sera ho una disputa letteraria su Zola, Carducci, Stecchetti e tutti poeti veristi che attacco, biasimando che splendidi ingegni insozzino la penna nel fango, usando lingua e stile barbaro che rifiuto di riconoscere per italiano quale deve usarsi da letterati.

Si deduce che anche i momenti di svago siano condotti separatamente e caratterizzati da evidenti divergenze: in un altro momento, mentre i viaggiatori di III cantano canzoni napoletane alla chitarra, egli gioca con altri alla dama francese.
Altrettanto dicasi per i giudizi a cui talvolta si lascia andare:

Continuo a far crocchio con i coniugi Crivello: la moglie è amabile e spiritosa, per quanto si veda non appartenere alla società educata.

Un atteggiamento di distacco che, talvolta, assurge a vero e proprio disprezzo. Di segno aristocratico, verso altri gruppi: i napoletani, ad esempio.

E’ nata questione fra quelli di 3° classe pel gioco del 7 e ½ finita a pugni che il capitano ha diviso energicamente a calci. Fortuna che erano dell’Alta Italia i litiganti, se erano meridionali poteva girare il coltello.

E i “mori” dell’isola di San Vincenzo, riguardo ai quali grottescamente dice che sono osservabili “in tutte le gradazioni di colore, dal nero come l’ebano al mulatto quasi bianco”.

Di probabile segno “nazionalistico”, verso altri Paesi:
– ha modo di sottolineare la prepotenza degli Inglesi, padroni dell’Oceano, invasori e usurpatori, “duri a mollare la preda”.
– si scaglia conto i francesi

Nel ritorno Rolland che è un imbecille insopportabile vero tipo francese, attacca briga con Zoya

Altro elemento che contraddistingue la personalità di Landucci è il forte sentimento religioso: ad esempio, non sopporta gli scherzi su argomenti di questo tipo:

Il medico sarebbe simpatico e di buona compagnia senza il suo continuo scherzare su madonne, Santi e miracoli per fare lo spirito forte.

Inoltre, si meraviglia che i marinai lavorino duramente anche la domenica, senza santificare la festa:

Non si conosce affatto questo giorno (…). Così non si conoscono vigilie né feste, peggio di ebrei, d’altronde non vi son preti a bordo, e siamo sopra una nave francese, figuriamoci se fosse italiana!

Analoghe osservazioni sono effettuate per la festa dell’Ascensione (il 30 maggio), dove l’imbarcazione fa tappa per il rifornimento di carbone.
Altro luogo del testo assai indicativo in questo senso è il resoconto della tappa all’isola di San Vincenzo: è colpito che vi sia una sola chiesa, e per di più chiusa.
In ogni caso, gli atteggiamenti aristocratici, nobili non sembrano trovare riscontro in una florida situazione economica personale. Le sue finanze non gli permettono di scrivere più spesso, la carta velina avendo un costo a suo giudizio elevato (una lira e 21 centesimi il foglio). Lo stesso viaggio sembra essere stato intrapreso per fare fronte a questo genere di difficoltà: è quanto si può dedurre dallo stupore che egli manifesta nell’apprendere che “il piemontese Crivello, già stabilito in Francia a Grenoble ove aveva una bottega di oggetti di latta ed apparecchi pel gas (…) ora va, non so perché, a far fortuna in America”.

Dunque Landucci non sa perché Crivello intraprenda il viaggio, dal momento che è titolare di un’attività ben avviata. Nel suo immaginario, evidentemente, il trasferimento non può che essere dettato dall’esigenza di “fare fortuna”.
Se Crivello ha con sé la moglie, altri hanno intrapreso il viaggio da soli, attuando in un secondo momento il ricongiungimento familiare (è il caso, nel diario, della “villana” di Sorrento, l’altra passeggera di II classe, che insieme ad alcuni parenti vanno a raggiungere un fratello di lei che si è stabilito a Buenos Aires.
Le informazioni relative al marchese sono in questo senso assai scarne: affronta il viaggio da solo, presumibilmente, come detto, per sopperire alle difficoltà economiche, scrive a una non identificata “Marta” (la moglie?) ma ignoriamo i motivi che lo spingono proprio a Buenos Aires (presenza di parenti? conoscenti? o altro?)


IL VIAGGIO

Il tragitto da Genova a Buenos Aires si compie in 28 giorni, passando per Montevideo, attraverso il Rio de la Plata. Fin dalla dedica a “Marta”, Landucci evidenzia una concezione del viaggio transoceanico se non come vera e propria impresa, quanto meno come evento estenuante e apportatore di pericoli.

Continua il viaggio senza alcun incidente

è espressione che ricorre più volte all’interno del testo, quasi a voler esorcizzare eventi negativi avvertiti come imminenti.
La funzione del documento, una lettera redatta in forma diaristica, è unicamente quella di intrattenere l’autore proprio durante l’interminabile traversata e viene giudicato di per sé poco interessante. La stessa incertezza circa la possibilità di rientro:

Mi congedo dal Conti incaricandolo di portare il mio addio e i miei saluti alla famiglia. Voglia Iddio che non siano gli ultimi.

può essere letta sia nel senso di un trasferimento in Argentina concepito come non temporaneo, sia nel senso della estrema pericolosità insita nel viaggio, in merito alla quale, a nostro avviso, si inseriscono anche le dettagliatissime informazioni, fornite con cura maniacale, circa il mezzo di trasporto (potenza del motore, consumi, prestazioni, ecc…), che evidentemente hanno la funzione di rassicurare se stesso ed avere fiducia.

Landucci non perde occasione di segnalare l’incontro e l’avvicinamento con altri battelli: se ciò da un lato evidenzia l’entusiasmo di fronte a cose nuove (trattandosi, come detto, del suo primo viaggio, almeno seguendo quella rotta), d’altra parte garantisce sicurezza, nella sensazione di non essere soli, abbandonati nel corso della traversata. L’assenza di battelli e la profonda, inquietante solitudine della distesa marina, di fatti, è più volte registrata.

vediamo in distanza due vapori e tre tre alberi e quindi di nuovo l’Oceano immenso, sterminato, deserto.

In effetti, le difficoltà del viaggio si manifestano più volte: l’ “abominevole rollio” del mare provoca la nausea, le ridotte dimensioni della cuccetta rendono disagevole il riposo:

Il continuo rollio fa sì che mi levo colla testa pesante. Impossibile il mangiare, siamo al mal di mare.

Questo riguarda la stragrande maggioranza dei passeggeri: “I primi giorni quasi tutti hanno sofferto”. Intere giornate vengono dunque trascorse nella cabina, in attesa di un miglioramento delle proprie condizioni.Per di più, l’attraversamento della zona equatoriale provoca una febbre molto alta (almeno, questo è ciò che diagnostica il medico a Landucci).
La stessa sosta per l’approvvigionamento di carbone presso l’isola di San Vincenzo, vista in quest’ottica, si configura come impossibilità di autosufficienza del mezzo di compiere l’intero percorso, contribuendo ad incrementare dunque il coefficiente di avventura del viaggio.
Elemento-chiave sono ovviamente le condizioni del mare, particolarmente agitato in prossimità dell’America Latina. Il “mare contrario” mina il fisico e limita la libertà di spostamento, ad esempio il ponte diviene inaccessibile:

Fortuna che a quell’ora non vi erano passeggeri, sarebbero stati portati via dal mare senza speranza alcuna di salvarli.


LA NAVE COME MICROCOSMO

Paradossalmente, i pericoli maggiori sembrano giungere dai viaggiatori stessi: un furto da parte di “uno straccione calabrese”, un accoltellamento da parte di un ragazzo di 19 anni ad uno di 14 (a Montevideo verrà console francese e da questo all’italiano) funestano la traversata: a causa dei tempi lunghi imposti dal viaggio, all’interno della nave si crea una sorta di micro-cosmo che riproduce, in proporzione, una vera e propria “società, con le sue differenziazioni gerarchiche (al vertice, le figure di spicco dell’equipaggio – il comandante “duro e villano che appena rende il saluto” – e altre personalità considerate “di rilievo”, tra cui Landucci stesso, come detto) e le relative problematiche. La differenza di trattamento tra questo esiguo gruppo e i viaggiatori di III classe (i 4/5 dei quali ci viene segnalato essere napoletani) ha modo di emergere chiaramente in materia di “vitto”. Se il marchese si dichiara più volte soddisfatto del cibo, sia quantitativamente che qualitativamente, diverso è il trattamento per la classe inferiore, che opera una sommossa proprio per protestare contro il cibo. Ciò dà modo a Landucci di manifestare l’usuale, aristocratico disprezzo:

A pranzo il capitano ci ha fatto servire Pomard e Champagne per arroser la ligne come è in uso in tutti i bastimenti. Vi è stata una piccola sommossa a bordo, i napoletani e tutti i viaggiatori di III classe reclamavano contro il vitto che dicevano cattivo e parte ne hanno getato in mare il resto sul ponte (…). Scena da far crepare dal ridere.

Cibo scadente, furti, accoltellamenti. A completare il quadro non proprio idilliaco per i passeggeri di III classe, anche il ricorso a loro quale manovalanza per lo scarico di merci a Montevideo (la nave è utilizzata anche al trasporto merci, dunque).


FUNZIONE DEL DIARIO DI VIAGGIO
– Perché il Marchese Landucci scrive.

Tra le parole di saluto e di invio del diario alla sua cara Marta, il Marchese Fausto Landucci molto significativamente scrive: poco potrà interessarti essendo una monotona esposizione.

1) Un diario si scrive fondamentalmente per se stessi, o meglio l’ago del codice comunicativo è decisamente spostato sulla figura dell’emittente, lasciando ai margini il messaggio che viene veicolato e il destinatario.

2) nel caso del diario di viaggio lo stimolo alla scrittura può derivare dalla condizione emotivamente e psicologicamente delicata che si viene a creare: chi si mette in viaggio, si stacca dalle persone care e da ciò che gli è noto, per andare incontro a persone e cose nuove e sconosciute. Raccontare e descrivere ogni giorno le proprie vicende, le proprie azioni, anche le più normali e banali, significa in questo caso continuare a condividere la propria vita con chi fa parte del nostro mondo affettivo, e questo mantenere un filo che ci lega al “mondo delle certezze” ha una importante funzione rassicurante, tanto più se si tratta di un viaggio lungo, insidioso e probabilmente senza ritorno.

Quando compie il viaggio e dove è diretto il Marchese Landucci
MIGRAZIONI INTERNE MIGRAZIONI INTERNAZIONALI

Landucci s’imbarca a Genova il 10 maggio 1889 e ha come destinazione l’Argentina.
Si parla di migrazioni interne (1) quando lo spostamento avviene all’interno di uno stato (da una regione a un’altra, da un comune all’altro: il confine che si varca è quello di una unità amministrativa). Si parla invece di migrazioni internazionali quando lo spostamento avviene da uno stato a un altro; ed è dunque in questo secondo fenomeno che va collocato il viaggio di Landucci (più precisamente siamo nel contesto delle migrazioni internazionali della great migration).

Da quali aspetti del bastimento è attratto l’interesse del Marchese Landucci
RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

Tra le pagine del diario non potevano certo mancare alcune righe dedicate alla descrizione della nave, ma quello che colpisce è che le informazioni riguardino quasi esclusivamente aspetti tecnici del «bastimento», a tutto discapito di quelli, diciamo così, estetici e decorativi. Ciò che attrae e interessa Landucci è il peso, il costo, il consumo, la provenienza, la potenza del motore e l’equipaggio necessario a portare il battello di là dall’Atlantico:

L’America, il battello su cui mi sono imbarcato, è relativamente piccolo essendo una nave di 3900 tonnellate circa, è costato in Inghilterra 790 mila fr., è fabbricato in Scozia, ha una macchina eccellente della forza di 400 cavalli. Sono 9 anni che naviga e finora non subì alcuna avaria. Consuma circa 21 tonnellate di carbone al giorno e perciò alla Compagnia Freissenet a cui appartiene il viaggio per l’America costa circa 18 mila lire pel solo carbone. L’Equipaggio del bastimento è composto di […]

O la distanza e la velocità:

Abbiamo percorsi circa 1800 chilometri e di questi circa 900 nell’Oceano. Percorriamo in media circa 20 chilometri all’ora vale a dire circa 480 chilometri al giorno. Ma da Genova a Buenos Aires sono 680 miglia vale a dire più di 12mila chilometri per cui senza incidenti 24 giorni di viaggio […]

Sono insomma gli aspetti tecnici ad essere messi a fuoco dal cannocchiale dell’osservatore ed è significativo, visto che da qualche decennio si stava assistendo ad una vera e propria rivoluzione dei trasporti. Furono soprattutto due novità tecnologiche che promossero lo sviluppo delle operazioni navali (2): l’introduzione della propulsione a vapore e l’impiego del ferro come materiale per la costruzione delle navi (prima metà del 1800).
Questa rivoluzione dei trasporti di cui troviamo traccia nel nostro diario, va considerato […] un “fattore permissivo” dell’immigrazione […] Non si potrebbe spiegare la grande migrazione otto-novecentesca […] una migrazione che, nel corso dell’800 e fino agli inizi degli anni 20 del Novecento, ha portato oltre l’oceano 50.000.000 milioni di europei, se non ci fosse stata la rivoluzione dei trasporti […] (3).


SFERA EMOTIVA DI UN EMIGRANTE IN VIAGGIO PER L’AMERICA ALLA FINE DEL 1800

Tra le numerose vele e navi incrociate durante il viaggio e puntualmente annotate da Landucci, ce n’è una che può divertire la nostra curiosità: la France. Proprio in questi anni, infatti, navi come la Mauretania, la Queen Mary, la Queen Elizabeth, la United States e la France appunto, gareggiando tra loro in velocità, dimensioni ed equipaggiamento, ridussero gradualmente il tempo necessario per la traversata dell’ oceano Atlantico fino a meno di quattro giorni (4); un tempo veramente irrisorio se lo si mette a confronto con i 28 giorni impiegati dal mercantile (la nave è munita di gru e trasporta anche merci) su cui viaggia il Marchese Landucci.


Gli stati d’animo che il Marchese Landucci vive durante la traversata

Timore e incertezza

Voglia Iddio che non siano gli ultimi (ven. 10 maggio)
– Ci imbarchiamo di Venerdì cattivo principio (ven. 10 maggio)
– […] per cui senza incidenti 24 giorni di viaggio (mer. 15 maggio)
– […] nessun nuovo incidente (ven. 17 maggio)
– Continua il viaggio senza alcuno incidente (sab. 18 maggio)
– Il mare continua ad essere contrario e più che [ ] sul ponte un colpo di mare invadendo il ponte ne ha atterrati sette sbattendoli contro i ripari. Due sono stati portati all’infermeria gravemente contusi, gli altri leggermente. Fortuna che a quell’ora non vi erano passeggeri sarebbero stati portati via dal mare senza speranza di salvarli. (ven. 31 maggio)


Monotonia e noia

– Così si passa il tempo meno peggio. (giov. 16 maggio)
– Ma alla lunga è monotono (giov. 16 maggio)
– Continua il mare calmo, il viaggio così è delizioso, ma monotono (ven. 17 maggio)


Curiosità

– Per tutti gli aspetti tecnici del bastimento su cui viaggia
– Per il paesaggio geografico che scorre ai lati della nave, soprattutto per lo stretto di Gibilterra:

Son risoluto a vegliare la notte, sono curioso di vedere ambedue le coste di Spagna e di Africa e le fortificazioni di Gibilterra […] (lun. 13 maggio)

– Per culture ed etnie diverse (vedi l’escursione a S. Vincenzo del 20 maggio, e la relativa descrizione condotta con estrema minuzia).


Stupore e meraviglia

– Magnifico spettacolo il golfo di Genova e la riviera che lo circonda […] (ven. 10 maggio)
– Da due giorni l’Oceano è deserto, che spettacolo imponente quest’immensa pianura d’acqua ove sembra che i soli viventi siamo noi! (giov. 16 maggio)
– Oggi per qualche ora siamo scortati da un esercito di delfini che saltano e guizzano sull’acqua. La sera che ora è notte quà quasi alle cinque il mare è illuminato di fuochi fosforescenti credo siano pesci […] (dom. 2 giugno)

E’ ovvia e scontata la precisazione che ogni singolo emigrante, in quanto individuo e in quanto individuo appartenente a una certa classe sociale, avrà avuto modi di reazione e atteggiamenti diversi nell’affrontare il viaggio verso le Americhe. Possiamo comunque ipotizzare, con una buona dose di verosimiglianza, che, in tempi in cui non c’era la televisione a mostrare le immagini di ogni più lontano e recondito angolo del mondo, in tempi in cui intraprendere la traversata dell’Oceano significava passare giorni e giorni su una nave e a rischio continuo di incidenti (tecnici o di malvivenza e inciviltà), chi si imbarcava per andare a fare fortuna in un lontano paese passasse prima o poi attraverso lo stato d’animo del timore e dell’incertezza, della monotonia e della noia, della curiosità, dello stupore e della meraviglia.

Perché il Marchese Landucci può aver deciso di emigrare in Argentina
LE ASPETTATIVE DELL’EMIGRANTE

Speranza di migliorare la propria condizione economica. Landucci non esprime mai direttamente questo desiderio, ma che l’intenzione del trasferimento in Argentina sia quella di risanare una situazione finanziaria dissestata, finisce comunque per emergere dal contenuto del documento.

Nella sommaria presentazione che fa dei passeggeri più distinti (ven. 10 maggio), compare due volte l’espressione “fare fortuna” in America; questo denota un atteggiamento mentale orientato a identificare con l’America il paese delle grandi opportunità di lavoro, il paese al quale si approda per far cambiare di segno la propria vita e quella della propria famiglia. Forse è lo stesso sguardo che gli rivolge lui stesso quando decide di raggiungerlo.

C’è un evidente scollamento tra titolo nobiliare – origine aristocratica e condizione finanziaria disastrata.
Cerca di intrecciare relazioni interpersonali con esponenti di un certo prestigio sociale
Possiede una certa cultura (nozioni di letteratura, gioco della dama, buona conoscenza della geografia, curiosità per aspetti socio-antropologico-culturali)
Mostra un aristocratico disprezzo nei confronti di certe persone e di certi episodi che si verificano a bordo

Il diario non dà indizi circa le cause che hanno determinato questo disagio economico, ma possiamo comunque considerarlo un dato di fatto:

La descrizione di Montevideo la manderò quando potrò […] le mie finanze non mi permettono scrivere a tal prezzo.

Queste origini aristocratiche e questo attaccamento a un’immagine socialmente elevata, che non trovano però rispondenza sul piano economico, avvalorano l’ipotesi che Landucci si sia trasferito in Argentina per innalzare il suo tenore di vita.

 


NOTE

(1)Per migrazioni interne e migrazioni internazionali cfr. L’emigrazione italiana nel contesto dei grandi fenomeni migratori del XIX e del XX sec., M. T. Tonizzi
(2)La rivoluzione dei trasporti marittimi aveva comunque già avuto inizio: Fino al XIX secolo, le navi erano di proprietà dei singoli mercanti o delle compagnie commerciali e non esisteva un servizio regolare di spedizioni. Inaugurò il servizio di linea per gli spedizionieri, il veliero americano James Monroe, della compagnia Black Ball Line, che il 5 gennaio 1818 salpò da New York per Liverpool. Il mantenimento di viaggi regolari e l’introduzione di nuove regole, tra cui quella di accettare merci di quantità inferiore al carico massimo della nave, permise alla Black Ball Line di rivoluzionare il trasporto marittimo.( Dall’ Enciclopedia Microsoft Incarta, alla voce trasporto marittimo).
(3) M. T. Tonizzi L’emigrazione nel contesto dei grandi fenomeni migratori del XIX e del XX sec.
(4) Dall’ Enciclopedia Microsoft Incarta, alla voce trasporto marittimo.
(5) M. T. Tonizzi L’emigrazione italiana nel contesto dei grandi fenomeni migratori del XIX e del XX sec.